{"id":8,"date":"2011-04-09T18:54:17","date_gmt":"2011-04-09T16:54:17","guid":{"rendered":"http:\/\/melone.noblogs.org\/?p=8"},"modified":"2022-03-30T11:19:45","modified_gmt":"2022-03-30T09:19:45","slug":"guerra-giusta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/melone.noblogs.org\/?p=8","title":{"rendered":"Guerra giusta*"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right\"><em>*[<a href=\"http:\/\/imelon.wordpress.com\/2011\/03\/28\/sulla-guerra-giusta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Pubblicato il 24\/03\/11<\/a>]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Diceva bene Gino Strada: \u201cla guerra ci viene sempre presentata cos\u00ec: umanitaria, inevitabile, necessaria\u201d (<a href=\"http:\/\/www.rai.tv\/dl\/RaiTV\/programmi\/media\/ContentItem-9b5e63c4-153a-4f78-b932-2c94e826fa7e-annozero.html#p=0\"><em>Annozero<\/em><\/a>, 24\/03\/11). Ma non si tratta, come sostiene Strada, dell\u2019invenzione di un \u201csemi-leader del centrosinistra italiano\u201d (leggi D\u2019Alema). Dovrebbe ormai essere chiaro che la nostra classe politica \u00e8 lo scemo del villaggio globale in questi casi. L\u2019origine del discorso umanitario sulla guerra va decisamente cercata altrove.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La cosa sembra peraltro rimossa dal dibattito sul diritto internazionale. In uno degli ultimi <a href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2011\/03\/24\/la-libia-ci-lacera-ma-dobbiamo-andare-avanti\/99738\/\">post<\/a> sulla Libia di Fabio Marcelli, un ricercatore di studi giuridici internazionali che cura un <a href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/blog\/fmarcelli\/\">blog<\/a> sul Fatto, si percepisce un senso di impotenza di fronte al modo in cui princ\u00ecpi basilari del diritto internazionale, come quello di non intervento, vengono constantemente scardinati attraverso l\u2019uso strumentale di concetti etico-giuridici \u201cdi forte vaghezza\u201d, come la responsabilit\u00e0 di proteggere i civili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sia chiaro che apprezzo gli interventi di Strada e Marcelli, ma trovo che abbiano un problema in comune. In entrambi non viene evidenziata la matrice del repertorio linguistico impiegato <em>ad nauseam<\/em> prima di ogni campagna militare, soprattutto quelle \u201cliberal-democratiche\u201d: emergenza, intervento umanitario, uso inevitabile\/proporzionato della forza, necessit\u00e0\/responsabilit\u00e0 di proteggere i civili. Invece di pensare a D\u2019Alema, dovremmo piuttosto concentrarci su San Tommaso d\u2019Aquino, sul suo principio di doppio effetto e, soprattutto, sulla teoria della guerra giusta<em> (bellum iustum).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ne parla Talal Asad, un professore di antropologia da tempo impegnato a fare le pulci alle cosiddette istituzioni secolari del cosiddetto occidente. Nel 2007 Asad pubblica un libro sul terrorismo (<a href=\"http:\/\/books.google.com\/books?id=TygcrZZTX1EC&amp;printsec=frontcover&amp;dq=on+Suicide+bombings&amp;hl=it&amp;ei=uMAuTt_NIo_Eswbd_djzDw&amp;sa=X&amp;oi=book_result&amp;ct=result&amp;resnum=1&amp;ved=0CCkQ6AEwAA#v=onepage&amp;q=on%20Suicide%20bombings&amp;f=false\"><em>On Suicide Bombing<\/em><\/a>) in cui il fenomeno viene analizzato evitando il ricorso a \u201cspiegazioni di natura motivazionale\u201d, come notava Jol in una <a href=\"http:\/\/letturearabe.wordpress.com\/2010\/10\/14\/il-terrorismo-suicida\/\">recensione<\/a> all\u2019edizione italiana. Un approccio che Asad ha <a title=\"Scarica il .pdf\" href=\"http:\/\/www.informaworld.com\/smpp\/ftinterface%7Econtent=a917959642%7Efulltext=713240930%7Efrm=content\">applicato anche alla guerra<\/a>, partendo proprio dalla \u2018guerra giusta\u2019 e dal \u201crinnovato interesse\u201d nei confronti di questa teoria all\u2019epoca della War on Terror, quando si cercava un argomento giuridico che distinguesse la violenza del terrorismo da quella dei militari:<\/p>\n<blockquote><p><em>In \u2018just war\u2019, it is said, civilians may not be targeted-unless of course damage to them is absolutely necessary and proportional to the objective. This view derives from the doctrine of double effect that goes back to Aquinas, and has been developed over the centuries in many works of moral theology. The doctrine maintains that doing evil is prohibited but that the use of neutral means for a good end is permitted even though it will have incidental evil results-so long as these are not disproportionate to the intended good, and the means are necessary.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify\">Uso necessario\/proporzionato della forza, si diceva. Talal Asad \u00e8 ben attrezzato per questo genere di critiche perch\u00e9 da anni porta in superficie le radici religiose delle istituzioni secolari contemporanee (<em><a href=\"http:\/\/www.amazon.com\/Genealogies-Religion-Discipline-Reasons-Christianity\/dp\/0801846323\">Genealogies of Religion<\/a><\/em>, per esempio). Sempre all\u2019interno della teologia medievale cristiana, Asad isola un altro passaggio cruciale per il discorso sulla guerra, che riguarda in particolare l\u2019omicidio:<\/p>\n<blockquote><p><em>[I]n the early Middle Ages all killing [&#8230;] was considered homicide-a sin requiring the warrior\u2019s formal penance after hostilities had ceased. It was killing or maiming humans as event not as motive that mattered. In the 12th century, however, a new theology of penance was developed in which the <\/em><em>intention to commit sin became critical: killing in war could now be a virtue <\/em><em>so long as it was done with the right motive <\/em><em>[&#8230;] <\/em><\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019evoluzione del concetto \u00e8 decisamente pi\u00f9 articolata. La teoria della \u2018guerra giusta\u2019 \u00e8 presente nel diritto romano e numerosi elementi di novit\u00e0 sono stati introdotti nel corso della storia. Ma la logica di fondo \u00e8 quella formulata dalla teologia medievale cristiana, che \u00e8 dunque fondamentale per comprendere, e criticare, non solo la guerra in s\u00e9 ma anche, e soprattutto, le pratiche discorsive attraverso cui essa viene tuttora giustificata. Perch\u00e9 prima di farla, una guerra si giustifica. All\u2019interno della logica della \u2018guerra giusta\u2019, il diritto internazionale ha questo compito: giustificare in termini legali una superiorit\u00e0 di tipo etico e morale. Funzione di cui partecipa la scelta del repertorio linguistico con cui veniamo metaforicamente bombardati dai media: emergenza, intervento umanitario (<em>ius ad bellum)<\/em>;<em> <\/em>uso necessario\/proporzionato della forza, necessit\u00e0\/responsabilit\u00e0 di proteggere i civili (<em>ius in bellum<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa \u00e8 la radice ultima di epifenomeni minori come i dibattiti politici di casa nostra, tanto convoluti quanto inutili (quante persone \u00e8 giusto uccidere? Fino a che punto \u00e8 giusto torturare una persona?). L\u2019assunto fondamentale resta incontestato: la distinzione etica -sempre gi\u00e0 data e non giuridica- dell\u2019uso della violenza, giustificata in termini legali. La guerra giusta, come dice Asad, \u00e8 semplicemente \u201cun modo legale per separare l\u2019omicidio virtuoso da quello deprecabile\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>*[Pubblicato il 24\/03\/11] Diceva bene Gino Strada: \u201cla guerra ci viene sempre presentata cos\u00ec: umanitaria, inevitabile, necessaria\u201d (Annozero, 24\/03\/11). Ma non si tratta, come sostiene Strada, dell\u2019invenzione di un \u201csemi-leader del centrosinistra italiano\u201d (leggi D\u2019Alema). Dovrebbe ormai essere chiaro che la nostra classe politica \u00e8 lo scemo del villaggio globale in questi casi. 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