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Vittorio Arrigoni: aggiornamenti e dettagli

Aggiungo alcuni dettagli utili a contestualizzare l’omicidio di Vittorio Arrigoni. Innanzitutto, si tratta di un evento senza precedenti a Gaza. L’unico caso simile è il sequestro del giornalista della BBC Alan Johnston, catturato il 12 marzo e rilasciato 4 luglio del 2007. Abbiamo poi la versione dei fatti secondo DEBKAfile, una rivista di intelligence molto vicina ai servizi segreti israeliani e con una spiccata tendenza alla narrazione hollywoodiana della realtà. Cum grano salis, ma questo è, secondo loro, quello che è successo:

I sequestratori hanno firmato l’ultimatum con una sigla, “Brigate Mohammed Bin Moslama ,” mai usata prima dalle cellule qaidiste a Gaza. Poiché Hamas esitava ad accettare le richieste, hanno ucciso la vittima, molto probabilmente tre ore dopo averla catturata. Le foto di Arrigoni rilasciate giovedì lo mostrano in mano ai rapitori, il volto coperto di sangue e gli occhi bendati. Sembra senza vita. L’autopsìa di venerdì mattina ha confermato che [Arrigoni] sarebbe deceduto durante le torture. A quanto pare, i suoi rapitori sospettavano che l’italiano lavorasse in segreto per agenzie occidentali che spiavano le loro operazioni, e lo hanno torturato per estorcergli una confessione. Hanno fotografato il suo corpo e poi hanno dato l’ultimatum a Hamas. Dopo che il suo corpo è stato scoperto in un edificio abbandonato, Hamas ha dichiarato che le forze speciali avevano localizzato il posto dove [Arrigoni] veniva tenuto e che i suoi rapitori avrebbero eliminato l’ostaggio per vanificare l’operazione di salvataggio. La verità è che c’è stata una soffiata anonima alla polizia di Gaza, appena dopo la mezzanotte di giovedì, che dava indicazioni per reperire il corpo.

L’ipotesi della soffiata potrebbe essere plausibile: “alcune fonti residenti nella zona in cui Vittorio sarebbe stato ritrovato da fonti palestinesi ci hanno detto di non aver sentito/visto nulla”, dice Amoona E. Un conflitto a fuoco tra Hamas e sequestratori sembra dunque improbabile.

Oltre ai dubbi di Infopal, riportati nel post precedente, ci sono quelli di un altro attivista di lungo corso, vicino ad Arrigoni, Ken O’Keefe. Due anni fa Lee Kaplan, tenutario del sitoweb Stop the ISM, invocò la “rimozione permanente” di Arrigoni e altri membri dell’International Solidarity Movement (vedi anche qui).

Da segnare alcuni avvenimenti recenti. L’11 marzo 2011, a Itamar, cinque componenti della famiglia Fogel, di cui 3 bambini, vengono massacrati; le indagini sono state secretate. Il primo aprile 2011, il giudice Richard Goldstone pubblica sul Washington Post una “riconsiderazione” del suo rapporto sui fatti avvenuti durante cast lead; nonostante questa apparente retromarcia, è stato fatto notare che un’inchiesta dell’ONU non viene annullata da un articolo di giornale. I tre co-autori del rapporto hanno peraltro ribadito la validità del rapporto.

Il 4 aprile 2011, Juliano Mer Khamis, attore e attivista israelo-palestinese, viene ucciso da un commando di uomini mascherati nei presso del Freedom Theatre di Jenin. Le indagini sono ora in mano all’Autorità Palestinese che non ha ancora scoperto nulla di definitivo. Alla lista si aggiunge l’uccisione di Arrigoni.

Nel frattempo tornano le bombe a Tel Aviv, per la prima volta dopo il 2008, e anche i razzi Qassam; si pianifica la costruzione di nuovi insediamenti in Cisgiordania, si continua a bombardare Gaza e distruggere villaggi. E  questo, purtroppo, potrebbe essere solo un inizio.

[UPDATE] L’agenzia Maan diffonde le dichiarazioni di un leader salafita, Iyad Ash-Shami, secondo cui i gruppi salafiti sarebbero estranei a tutto questo. La fazione salafita At-Tawheed wa Al-Jihad, sempre secondo Maan, ha negato il coinvolgimento  nell’omicidio di Arrigoni, ma lo ha anche definito “un naturale risultato delle politiche governative attuate contro i salafiti”. A Gaza è stato organizzato un funerale simbolico, previsto per le 13.30 di oggi, e alle 4 una manifestazione per chiedere di assicurare gli assissini alla giustizia.

[UPDATE II] ANSA (13.31): Arrigoni, opera nucleo impazzito salafita

(ANSA)- GAZA, 16 APR – Fonti di uno dei gruppi ultraintegralisti salafiti della Striscia di Gaza hanno ammesso la responsabilita’ di una loro cellula ‘fuori controllo’ nel rapimento e l’uccisione di Vittorio Arrigoni. Parlando a nome di ‘al-Tawhid wal-Jihad’, una della fazioni salafite piu’ note di Gaza, hanno pero’ negato che l’azione sia stata ordinata dai vertici del gruppo: ”E’ stata un’iniziativa incomprensibile, compiuta da una cellula impazzita, che contrasta con l’insegnamento dell’Islam e i nostri interessi”.

Posted in Medio Oriente.

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18 Responses

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  1. 3ABDUL1 says

    لا حول ولا قوة الا بالله

    Come ha ricordato al-Shamī nella sua intervista rilasciata per il giornale “Ma’ān”, “questa operazione non ha nulla di islāmico”, e prosegue, “questa operazione non è stata condotta da salafiti, ed è categoricamente vietato sferrare attacchi contro questo genere di attivisti/pacifisti”.

    “Salafismo” infatti significa: “seguire la via dei pii predecessori” , e questo non da diritto a torturare ed uccidere una vita che Iddio ha reso inviolabile. حسبي الله على من قتله

    A corroborare la tesi espressa dalla Jamā’at al-Tawhīd wal-Jihād, secondo cui “quanto è accaduto si ricondurrebbe alla politica repressiva perseguita da Hamās e dal suo governo contro i salafiti”, v’è un altro comunicato, datato il 10 Aprile, da parte di un’altra fazione, M’āssadah al-Mujāhidīn Fī Filisṭīn, riferito ad Hamās, dove si accenna tesi del complotto e alla detenzione di Abū al-Walid al-Maqdisī , in carcere dai primi di Marzo:

    http://jihadology.net/2011/04/10/new-statement-from-massadah-al-mujahidin-this-is-a-communication-for-hamas-and-to-warn-them/

    • melone says

      Ciao 3ABDUL1,

      Grazie del commento e della segnalazione. Condivido la tua definizione di “salafismo” e non è mia intenzione spiegare questo tragico evento indicando la religione come causa diretta. L’omicidio di Arrigoni ha ben poco a che fare con la religione. Detto questo ci sono alcune domande a cui bisogna dare una risposta:
      Chi sono le “Brigate Mohammed Bin Moslama”?
      Non credi che le due dichiarazioni -quella di al-Tawhīd wal-Jihād e quella, suggerite da te, di M’āssadah al-Mujāhidīn Fī Filisṭīn- possono far pensare che i colpevoli provengano proprio da uno di questi due gruppi? Che ci sia stato qualcuno che ha quanto meno agito di propria iniziativa, se non per espresso ordine dall’alto?
      Che ci siano tensioni politiche tra Hamas e gruppi salafiti è innegabile. Alla luce di questo, e dell’uccisione di Arrigoni, che cosa vogliono dire queste due dichiarazioni (soprattutto la più recente)?

      Ciao e grazie per la visita

  2. 3ABDUL1 says

    Di nulla, da buon terronista quale io sono sento anch’io il dovere di spendere qualche parola in merito alla vicenda di Vik perchè oltre ad aver seguito con interesse, e per svariato tempo la sua attività giornalistica, l’ho conosciuto di presenza, e per quanto avessimo concezioni di vita differenti (lui ha lottato per la causa della Palestina, mentre il sottoscritto difende strenuamente la causa dell’Islam), molto ho condiviso il suo antagonismo alla politica e all’egemonia imperialistica e di stampo sionista, quindi non posso che dichiararmi debitore con lui per la mole di informazioni che grazie a lui ed alla sua attività ho acquisito riguardo alle vicende del fronte palestinese e non solo. Chi ha conosciuto Vik sa che in più di un’occasione fu imprigionato e minacciato di morte, lui stesso penso sapesse che se fosse caduto nel mirino di Hamās lo avrebbero fatto fuori, questo è quel che mi disse una persona a lui molto cara. Non abbiamo mai sentito parlare prima di questo evento di “Brigate Mohammed Bin Moslama”; quanto ai gruppi jihadisti, non c’è nulla nelle loro dichiarazioni che possa farmi pensare a un presunto sequestro da parte loro, tanto più se penso che i sistemi di tortura adottati siano tipici degli israeliani.

    Come già ebbi a constatare circa cinque ora dopo l’apparizione del video su you tube, il sito stoptheism non riportava più la foto di Vittorio Arrigoni (già alle 11:36 pm ora Helsinki, 22:30 ora italiana)… Risulta chiaro che si sia trattato di un lavoro di professionisti con potenti software e computer; realizzare un video come quello che hanno fatto per Vik non è un lavoro da dilettanti, e questo mi porta a pensare che in un modo o in un altro Israele ed il suo esercito di troll e terroristi di Sion siano stati i veri mandanti del sequestro…

    Quello che so per certo, giuro per Allah, che i torturatori e gli uccisori di Vik non sono affatto dei salafiti, e dubito fortemente possano essere stati dei musulmani.

    Quanto ad Hamās, non ritengo sia un’associazione islamica, al contrario sono degli idolatri e dei nemici dichiarati (e questo lo si evince anche dai comunicati delle fazioni jihadiste succitate); ho pubblicato un video sul mio canale dove dichiaro il mio rigetto e dove sconfesso questa ed altre organizzazioni pseudojihadiste del nostro tempo, che non giudico islamiche.

    Molti di coloro che si rivendicano nell’Islam non hanno compreso e realizzato gli ordini e le disposizioni dell’Islam, seguendo le loro passioni, il loro fervore jihadista, ma lasciandosi alle spalle le basi e i fondamenti dell’Islam.

    Come disse un importante erudito dell’Islam:

    ولا يَتِمُّ الجهِادُ إلا بالهِجْرةِ، ولا الهِجْرة والجهادُ إلا بالإيمَانِ

    “Non v’è jihād senza hijrah, e non v’è hijrah e jihād senza l’imān”.

    • melone says

      Anch’io credo che ci sia dell’altro, 3ABDUL1, ma aspetterei dichiarazioni e prove certe prima di dire qualsiasi cosa. Per questo non escludo l’ipotesi che Vik sia vittima di contese politiche all’interno dei gruppi jihadisti. E ripeto, che i musulmani non compiano omicidi *in quanto* musulmani siamo d’accordo. Ma ci sono moltissimi altri fattori da tenere in considerazione.

      Il discorso sull’autenticità dell’Islam professato da questo o quell’altro gruppo mi interessa, ma solo da osservatore esterno. Hamas e chiunque altro musulmano potrà dire la stessa cosa sulla tua idea di Islam. Stesso discorso per il concetto di “jihad”: spero vivamente che qui non si stia parlando di “guerra santa”, un calco tanto caro agli islamofobi occidentali quanto ad al qaeda e jihadisti vari …

  3. 3ABDUL1 says

    Ecco quanto riferitomi da una persona cara a Vik:

    “Anche tu saprai benissimo che quelli delI’SM, incluso Vittorio, sono sempre stati terrorizzati da, diciamo alcuni di quelli di Hamas, e che nonostante ciò Vittorio non aveva peli sulla lingua neanche per loro. Vik mi disse di temere che se fosse mai stato rapito e finito nella mani di Hamas sarebbe stato fatto fuori. Mi disse che era già successo con altri volontari e che per Hamas era ormai diventato un personaggio scomodo. Di certo chi ha orchestrato tutto questo era ben preparato e con computer professionali per preparare un video con animazioni 3d in poche ore e metterlo in rete. Ormai esisteva da tempo una taglia sulla testa di Vittorio ed un gruppo già complice senno colpevole dell’uccisione di altri attivisti come Rachel Corrie. Il gruppo di autodichiarati terroristi sionisti si faceva chiamare stopism, dopo una valanga di petizioni, il sito venne chiuso per qualche mese per poi tornare sotto il nome di Stoptheism.com e continuare con la sua campagna di morte contro i volontari dell’ISM. Ieri subito dopo aver verificato la notizia del rapimento, andai a cercare quel sito maledetto e notai che nella lista delle persone da assassinare già mancava Vittorio”.

    Questo è quanto. Certo una lobby come quella di quei sionisti criminali di stoptheism con i loro passaporti israeliani, possono entrare ed uscire armati e pieni di dollari a loro piacimento, e posseggono la tecnologia per riuscire a fare e disfare un sito di sana pianta in così breve tempo.

  4. 3ABDUL1 says

    Come accennavo, non mi sento in alcun modo rapprensentato da al-Qā’idah e da altre organizzazioni pseudojihadiste del nostro tempo. Quanto alla nozione di jihād, non addito queste organizzazioni come responsabili della distorsione del suo significato idiomatico e giurisprudenziale in sé e per sé, ea a tradurre il jihād con “guerra santa” sono stati soprattutto gli orientalisti. Come sono solito ribadire quando affronto questo argomento, è molto importante insistere sulla metodologia e non lasciarsi fuorviare in alcun modo dalle dicerie o dalle nefandezze di-vulgate dalla propaganda islamofoba ante litteram o dalla critica storicistica riduzionista tout court. Un esempio concreto:

    حَدَّثَنَا عَبْدُ اللَّهِ بْنُ عَبْدِ الْوَهَّابِ ، حَدَّثَنَا خَالِدُ بْنُ الْحَارِثِ ، حَدَّثَنَا شُعْبَةُ ، عَنْ هِشَامِ بْنِ زَيْدٍ ، عَنْ أَنَسِ
    بْنِ مَالِكٍ رَضِيَ اللَّهُ عَنْهُ ، أَنَّ يَهُودِيَّةً أَتَتِ النَّبِيَّ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ بِشَاةٍ مَسْمُومَةٍ ، فَأَكَلَ مِنْهَا ، فَجِيءَ بِهَا ، فَقِيلَ : أَلَا نَقْتُلُهَا ؟ قَالَ : لَا ، فَمَا زِلْتُ أَعْرِفُهَا فِي لَهَوَاتِ رَسُولِ اللَّهِ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ

    صحيح البخاري / كِتَاب الْهِبَةِ وَفَضْلِهَا وَالتَّحْرِيضِ عَلَيْهَا / رقم 2437

    Una traduzione di questo hadith è presente anche in ‘Detti e fatti del profeta dell’islam’ di Sergio Noja Noseda (391). Prima di passare in rassegna questa traduzione, volevo fare delle osservazioni per quanto concerne il libro, che Sergio Noja, con un evidente forzatura semantica, e una resa impropria intitola ‘Guerra Santa’. Perché egli, a suo dire, si richiama ad una definizione classica di ‘jihad’, che i padri dell’orientalismo, “guardando più alla pratica che alla grammatica, resero con ‘guerra santa'”. Poi riporta anche una definizione di uno studioso malichita del periodo hafside (ابن عرفة), che male estrapola dal ‘Sommario del diritto malechita’ nella versione di Ignazio Guidi (385):

    الجهاد هو قتال مسلم كافرا غير ذي عهد لإعلاء كلمة الله تعالى ، أو حضوره له ، أو دخول أرضه

    “Il combattere che fa il musulmano contro l’infedele, col quale non abbia alcun patto (quindi non col “dimmi”, finchè rimane fedele ai patti della “dimmah”), allo scopo di esaltare la Parola di Dio Altissimo (cioè la fede musulmana riassunta nelle parole della professione di fede musulmana: ‘Non vi è altro Dio che Allah’, e ‘Maometto è il profeta di Allah; non quindi allo scopo di mostrar il proprio valore o di far bottino al quale, secondo alcuni, non deve partecipare se nel combattere ha avuto questo scopo); ovvero (cioè altresì “gihad”) l’assistere di lui, del musulmano, ad esso combattimento (ovvero s’intende: l’assistere ad esso combattimento per il detto scopo di esaltare la Parola di Dio); ovvero (cioè è altresì “gihad”) l’invadere la terra di lui infedele (oppure s’intende la terra ove si combatte) per prendere parte ad esso combattimento (oppure s’intende ‘per esaltare la Parola di Dio’. Queste diverse interpretazioni dipendono dal riferire ad una o ad altra parola della definizione il pronome suffisso هُ)”

    Questa operazione di taglio, che pretende di ricondurre in modo molto alquanto arbitrario e semplicistico il senso di una parola ad una sola definizione, che viene presa isolatamente rispetto al contesto, ed è peraltro suscettibile a varie interpretazioni (testuali), parmi assai perniciosa e pericolosa. Bisogna sempre distinguere tra teoria e prassi. Inoltre come qualcuno giustamente ha detto, “per onestà scientifica, filosofica, e intellettuale, è sempre opportuno conoscere l’esatta definizione dei termini, in riferimento alla cultura, alla religione, alla civiltà dell’altro, che utilizza questi termini, quindi non applicare la definizione importata, ma rispettare la definizione che se ne da nel luogo di origine (…)”

    Questa precisazione, è a mio avviso imprescindibile per lo studioso che tentasse un approccio scientifico a qualsiasi testo o scrittura; e il metodo tradizionale adoperato dai dotti musulmani parmi ad oggi ancora insuperato, lo abbiamo visto e stiamo constatando giorno dopo giorno, ogni volta che ci imbattiamo nell’analisi testuale o in una definizione in ambito storiografico e filologico.

    حَدَّثَنَا إِسْحَاقُ بْنُ إِبْرَاهِيمَ ، قَالَ : قُلْتُ لِأَبِي أُسَامَةَ حَدَّثَكُمْ عُبَيْدُ اللَّهِ ، عَنْ نَافِعٍ ، عَنْ ابْنِ عُمَرَ رَضِيَ اللَّه عَنْهُمَا ، قَالَ : وُجِدَتِ امْرَأَةٌ مَقْتُولَةً فِي بَعْضِ مَغَازِي رَسُولِ اللَّهِ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ ” فَنَهَى رَسُولُ اللَّهِ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ عَنْ قَتْلِ النِّسَاءِ ، وَالصِّبْيَانِ

    صحيح البخاري / كِتَاب الْجِهَادِ وَالسِّيَرِ / رقم 2809

    E veniamo ora alla traduzione di Sergio Noja:

    ‘Abd Allah – sia soddisfatto Iddio di lui – narrò che durante una delle razzie del Profeta – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – venne trovata uccisa una donna. L’inviato di Dio – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – condannò allora l’uccisione delle donne e dei fanciulli.

    Notare che ‘Abd Allah con compare affatto nella catena di trasmissione originale. Inoltre, l’espressione فِي بَعْضِ مَغَازِي è stata tradotta ‘durante una delle razzie’, invece che ‘in una delle incursioni’ o ‘in una delle spedizioni’, a voler porre particolare enfasi sul carattere violento e spregiudicato delle azioni belliche dei conquistatori musulmani, quando storicamente è avvenuto proprio l’esatto opposto; anche se si è sempre cercato di dimostrare che siccome il bottino (الغنيمة) era la prima remunerazione nella logica delle razzìe da parte dei clan (non tribù) beduini, nei periodi di crisi economica, la stessa logica dovette animare anche i primi musulmani…

  5. 3ABDUL1 says

    Come accennavo, non mi sento in alcun modo rapprensentato da al-Qā’idah e da altre organizzazioni pseudojihadiste del nostro tempo. Quanto alla nozione di jihād, non addito queste organizzazioni come responsabili della distorsione del suo significato idiomatico e giurisprudenziale in sé e per sé, ea a tradurre il jihād con “guerra santa” sono stati soprattutto gli orientalisti. Come sono solito ribadire quando affronto questo argomento, è molto importante insistere sulla metodologia e non lasciarsi fuorviare in alcun modo dalle dicerie o dalle nefandezze di-vulgate dalla propaganda islamofoba ante litteram o dalla critica storicistica riduzionista tout court.

  6. 3ABDUL1 says

    Un esempio concreto:

    حَدَّثَنَا عَبْدُ اللَّهِ بْنُ عَبْدِ الْوَهَّابِ ، حَدَّثَنَا خَالِدُ بْنُ الْحَارِثِ ، حَدَّثَنَا شُعْبَةُ ، عَنْ هِشَامِ بْنِ زَيْدٍ ، عَنْ أَنَسِ
    بْنِ مَالِكٍ رَضِيَ اللَّهُ عَنْهُ ، أَنَّ يَهُودِيَّةً أَتَتِ النَّبِيَّ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ بِشَاةٍ مَسْمُومَةٍ ، فَأَكَلَ مِنْهَا ، فَجِيءَ بِهَا ، فَقِيلَ : أَلَا نَقْتُلُهَا ؟ قَالَ : لَا ، فَمَا زِلْتُ أَعْرِفُهَا فِي لَهَوَاتِ رَسُولِ اللَّهِ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ

    صحيح البخاري / كِتَاب الْهِبَةِ وَفَضْلِهَا وَالتَّحْرِيضِ عَلَيْهَا / رقم 2437

    Una traduzione di questo hadith è presente anche in ‘Detti e fatti del profeta dell’islam’ di Sergio Noja Noseda (391). Prima di passare in rassegna questa traduzione, volevo fare delle osservazioni per quanto concerne il libro, che Sergio Noja, con un evidente forzatura semantica, e una resa impropria intitola ‘Guerra Santa’. Perché egli, a suo dire, si richiama ad una definizione classica di ‘jihad’, che i padri dell’orientalismo, “guardando più alla pratica che alla grammatica, resero con ‘guerra santa'”. Poi riporta anche una definizione di uno studioso malichita del periodo hafside (ابن عرفة), che male estrapola dal ‘Sommario del diritto malechita’ nella versione di Ignazio Guidi (385):

    الجهاد هو قتال مسلم كافرا غير ذي عهد لإعلاء كلمة الله تعالى ، أو حضوره له ، أو دخول أرضه

    “Il combattere che fa il musulmano contro l’infedele, col quale non abbia alcun patto (quindi non col “dimmi”, finchè rimane fedele ai patti della “dimmah”), allo scopo di esaltare la Parola di Dio Altissimo (cioè la fede musulmana riassunta nelle parole della professione di fede musulmana: ‘Non vi è altro Dio che Allah’, e ‘Maometto è il profeta di Allah; non quindi allo scopo di mostrar il proprio valore o di far bottino al quale, secondo alcuni, non deve partecipare se nel combattere ha avuto questo scopo); ovvero (cioè altresì “gihad”) l’assistere di lui, del musulmano, ad esso combattimento (ovvero s’intende: l’assistere ad esso combattimento per il detto scopo di esaltare la Parola di Dio); ovvero (cioè è altresì “gihad”) l’invadere la terra di lui infedele (oppure s’intende la terra ove si combatte) per prendere parte ad esso combattimento (oppure s’intende ‘per esaltare la Parola di Dio’. Queste diverse interpretazioni dipendono dal riferire ad una o ad altra parola della definizione il pronome suffisso هُ)”

    Questa operazione di taglio, che pretende di ricondurre in modo molto alquanto arbitrario e semplicistico il senso di una parola ad una sola definizione, che viene presa isolatamente rispetto al contesto, ed è peraltro suscettibile a varie interpretazioni (testuali), parmi assai perniciosa e pericolosa. Bisogna sempre distinguere tra teoria e prassi. Inoltre come qualcuno giustamente ha detto, “per onestà scientifica, filosofica, e intellettuale, è sempre opportuno conoscere l’esatta definizione dei termini, in riferimento alla cultura, alla religione, alla civiltà dell’altro, che utilizza questi termini, quindi non applicare la definizione importata, ma rispettare la definizione che se ne da nel luogo di origine (…)”

    Questa precisazione, è a mio avviso imprescindibile per lo studioso che tentasse un approccio scientifico a qualsiasi testo o scrittura; e il metodo tradizionale adoperato dai dotti musulmani parmi ad oggi ancora insuperato, lo abbiamo visto e stiamo constatando giorno dopo giorno, ogni volta che ci imbattiamo nell’analisi testuale o in una definizione in ambito storiografico e filologico.

    حَدَّثَنَا إِسْحَاقُ بْنُ إِبْرَاهِيمَ ، قَالَ : قُلْتُ لِأَبِي أُسَامَةَ حَدَّثَكُمْ عُبَيْدُ اللَّهِ ، عَنْ نَافِعٍ ، عَنْ ابْنِ عُمَرَ رَضِيَ اللَّه عَنْهُمَا ، قَالَ : وُجِدَتِ امْرَأَةٌ مَقْتُولَةً فِي بَعْضِ مَغَازِي رَسُولِ اللَّهِ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ ” فَنَهَى رَسُولُ اللَّهِ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ عَنْ قَتْلِ النِّسَاءِ ، وَالصِّبْيَانِ

    صحيح البخاري / كِتَاب الْجِهَادِ وَالسِّيَرِ / رقم 2809

    E veniamo ora alla traduzione di Sergio Noja:

    ‘Abd Allah – sia soddisfatto Iddio di lui – narrò che durante una delle razzie del Profeta – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – venne trovata uccisa una donna. L’inviato di Dio – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – condannò allora l’uccisione delle donne e dei fanciulli.

    Notare che ‘Abd Allah con compare affatto nella catena di trasmissione originale. Inoltre, l’espressione فِي بَعْضِ مَغَازِي è stata tradotta ‘durante una delle razzie’, invece che ‘in una delle incursioni’ o ‘in una delle spedizioni’, a voler porre particolare enfasi sul carattere violento e spregiudicato delle azioni belliche dei conquistatori musulmani, quando storicamente è avvenuto proprio l’esatto opposto; anche se si è sempre cercato di dimostrare che siccome il bottino (الغنيمة) era la prima remunerazione nella logica delle razzìe da parte dei clan (non tribù) beduini, nei periodi di crisi economica, la stessa logica dovette animare anche i primi musulmani…

    • melone says

      Sono d’accordo. Il problema è che il termine viene sia usato (da al qaeda et similia) che tradotto (orientalisti & beyond) con l’accezione “guerra santa”. E la cosa porta sempre e solo guai.
      Hai letto l’ansa? Pare sia stata proprio una “cellula impazzita” di Tawhid wa-l Jihad. Stiamo a vedere …

  7. 3ABDUL1 says

    Quanto alla mia idea di Islam, è quella che tenta massimamente di conformarsi al Libro più Nobile (il Corano) ed alla Tradizione Purificata (la Sunnah), e non a questa o quella tendenza temporanea, non a questa o quell’altra costituzione o legge fabbricata, contrariamente a quanto fanno Hamās ed altre organizzazioni. Possono dire quello che vogliono, ma non possono dimostrare alcunchè di fronte a chi professa il vero e autentico credo sunnita. Ecco un esempio:

    http://altaw7id.blogspot.com/2011/02/la-prima-condizione-dellimamato.html

  8. 3ABDUL1 says

    Si ho letto, ma ancora contrasta con le dichiarazioni dei suoi esponenti, e non ho trovato ancora nulla in arabo, quindi non so da dove provengono quelle informazioni e se siano da considerarsi attendibili.

    • melone says

      Fonti di Tawhid che hanno parlato direttamente con l’ansa.

  9. 3ABDUL1 says

    Vittorio Arrigoni, intervista inedita

    http://www.youtube.com/watch?v=Sm8-SRm6BCA

    • melone says

      3Abdul1,

      Ti chiedo gentilmente di attenerti al tema del post che stai commentando.
      Se vuoi semplicemente diffondere materiale religioso devo chiederti di farlo da un’altra parte.

      Grazie

  10. 3ABDUL1 says

    Davvero se ti pare gentile troncare una discussione in siffatta maniera, impedendomi di citare fonti, o esprimere le mie convizioni, foss’anche, come tu sostieni, discostandomi dal tema del post. Questa è solo una forma di ostracismo, i miei commenti erano pertinenti al discorso affrontato, e ordinati secondo una precisa logica conseguenziale, infatti non ho fatto altro che ricollegarmi a quanto asserito precedentemente, e ciononostante mi hai censurato, quindi il tuo è solo un pretesto per evitare di affrontare certe tematiche. Che dire, ognuno è responsabile delle sue azioni.

    • melone says

      3ABDUL1,

      Pane al pane eh… Non ho intenzione di cacciare nessuno. Il post parla della morte di Vittorio Arrigoni e dei presunti colpevoli.
      Quando posti comunicati tradotti in francese di gruppi salafiti non ben specificati, video sulla storia di Ibn Taimiyya e altri comunicati di un gruppo salafita che ha le sue beghe politiche (e, ripeto, non religiose) con Hamas il tuo diventa un monologo, che pertanto ti “chiedo gentilmente” di continuare a fare in altra sede. Se devi convincermi che i salafiti non c’entrano nulla a prescindere, e che Hamas non professa l’Islam autentico, la cosa è assolutamente fuori luogo in questa sede.
      Il mio non è “solo un pretesto per evitare di affrontare certe tematiche”, ma una richiesta ben specifica.

  11. 3ABDUL1 says

    Tu hai detto: “Pare sia stata proprio una “cellula impazzita” di Tawhid wa-l Jihad. Fonti di Tawhid che hanno parlato direttamente con l’ansa”, dando credito ad una notizia affatto credibile perchè come ti ho fatto notare i precedenti comunicati da parte del gruppo sono stati trasmessi in arabo in forma scritta e datata e pubblicati nei principali siti jihadisti e jihadologisti. La citazione di Ibn Taymiyyah era presente nell’ultimo comunicato di Mā’ssadah al-Mujāhidīn (“Quanto al nemico invasore che corrompe la religione e il mondo, non c’è nulla di più necessario dopo l’imān, di respingerlo”.), e si ricollegava alla succitata dichiarazione di un suo discepolo (“Non v’è jihād senza hijrah, e non v’è hijrah e jihād senza l’imān”). Questo è senz’altro importante per capire l’intera vicenda, in quanto non possiamo prescindere dalle basi dottrinali e metodologiche che animano questi gruppi se intendiamo inquadrare la vicenda in maniera obbiettiva, al contrario di quanto fanno i giornalisti occidentali, che continuano ad additare la colpa ai salafiti, facendo il giogo degli assassini di Vik. Ora è emerso che i due arrestati provenissero dall’ala militare di Hamās, ed ecco che il discorso si ricollega benissimo. Suvvia, si evince benissimo che la richiesta di scarcerazione del Maqdisī era un pretesto bello e buono per camuffare una realtà ben diversa, volevano farlo fuori per svariati motivi, e perchè intendevano minare la sicurezza e creare uno stato d’instabilità all’interno della striscia di Ghazah, e perchè, è lapalissiano, per contrastare con i gruppi salafiti che remano non contro bensì a favore del popolo palestinese, e che non avrebbero realmente nessun interesse a far fuori un attivista o un pacifista quale Vik era.